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 L’Altopiano delle Serre Calabre

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20 Maggio 2008

 

La vibrata protesta di alcuni cittadini che criticano le istituzioni

«Dimenticati anche dal Giro»

Strade abbandonate e disseminate di buche

di MIRKO TASSONE (Quotidiano della Calabria)

 

SPADOLA - «Un evento di portata storica». La definizione più usata, forse addirittura abusata per definire un giro d'Italia che per la prima volta, nella sua quasi centenaria storia, ha attraversato il territorio delle Serre. Un avvenimento memorabile, quindi. Un'occasione che, al di là del dato sportivo, in molti ricorderanno a lungo. A partire dagli automobilisti, i quali per la prima volta hanno beneficiato della sistemazione di alcune strade, certo non tutte. L'asfalto, posizionato di fresco, le strisce stradali in alcuni tratti apparse addirittura per la prima volta. In tanti, ironicamente hanno rivolto all'indirizzo della corsa rosa il loro ringraziamento. «Grazie al giro – recitava un cartellone apparso a Spadola - hanno riparato la strada». Segno evidente dell'amarezza derivante dalla constatazione che, in queste zone, l'ordinario si svolge solamente in presenza di condizioni straordinarie. Eppure, anche nella Calabria interna, quella amata più dalla retorica che dalla concretezza, la gente paga le tasse. Forse, con un pizzico di quella rassegnazione tante volte descritta da Corrado Alvaro, forse con quel fatalismo atavico e sornione tipico delle popolazioni meridionali la gente non chiede nulla di mirabolante. Alle sfavillanti promesse da campagna elettorale nessuno più crede. E forse la situazione più triste, quella più preoccupante, consiste nella congiunzione tra rassegnazione e disillusione. Nessuno chiede, quindi, quel che nessuno ha mai dato. Si vorrebbe, forse e lo si rivendica con una voce sempre più flebile la garanzia dei servizi minimi essenziali. Quelli che fanno della “giungla” un luogo normale, appena vivibile. E così sull'amarezza di chi ha visto nel giro l'occasione per vedere realizzato quel che altrove si garantisce sempre, si erge, imperiosa, la rabbia di chi ha visto svanire con il giro forse l'unica possibilità di vedersi trattato alla stregua degli altri. Siamo sul confine tra due comuni, Spadola e Simbario. In quella che nel corso degli anni è diventata una sorta di terra di nessuno dove sono sorti caseggiati, attività commerciali e piccole manifatture. Lungo la provinciale che lentamente si insinua in direzione di Monte Cucco, sul tracciato toccato dalla carovana rosa, con la strada appena rimessa a nuovo appare stridente il contrasto con quei pochi metri di carreggiata “scavalcati” dall'asfalto fresco. La superficialità con cui sono stati compiuti i lavori, finalizzati unicamente a preservare l'incolumità dei corridori, salta subito agli occhi. E' sufficiente, infatti, osservare quelle crepe profonde che fanno di semplici buche autentiche voragini. Poco oltre un piccolo muretto che si affaccia sul letto mal messo di un ruscello denota il tempo trascorso dall'ultimo lavoro eseguito. Un piccolo parapetto cui manca l'estremità, con buona pace dei pedoni che, in assenza di un marciapiede, vi passano accanto. Poco oltre nel breve corso d'acqua sottostante, ci fa notare un residente, sgorga, senza che nessuno se ne preoccupi uno scarico di fetide acque tanto simili a quelle di una fognatura. Il letto del fiume, poi, ingombro. Corpi estranei, un grande tubo che trasversalmente solca il corso delle acque, riporta alla memoria l'infausto 3 luglio 2006 quando il piccolo torrente divenne rapidamente un fiume in piena che, dopo aver invaso la sede stradale, si riversò negli scantinati e nelle abitazioni circostanti. I residenti, intanto amaramente constatano «ci siamo rivolti a tutti ma nessuno ci ha mai dato ascolto. Confidavamo almeno nel giro d'Italia, ma evidentemente neppure un tale evento è servito a realizzare piccoli interventi che altrove sarebbero stati svolti in pochi giorni». A microfoni spenti un cittadino si avvicina e amaramente sussurra: «Quando mancano le istituzioni non rimane che rivolgersi ai giornali». Forse questo è, anche il motivo per cui spesso i giornali risultano scomodi.