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L’Altopiano delle Serre Calabre Www.ancinale.altervista.org
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Torre di Ruggiero
Situato in una incantevole conca di verde, alle falde del monte Cucco, lambita dalle acque del fiume Bruca, lungo la strada che da Soverato porta a Serra San Bruno. Una strada, questa, ricca di attrattive naturali, fiancheggiata da castagni, lecci e querce, da macchie di felce e da ciuffi d'erica arborea, le cui radici che costituiscono il ciocco, sono assai pregiate per la fabbricazione delle pipe. E' ricco di storia e di antiche tradizioni che custodisce nelle chiese e nei palazzi gentilizi che conservano intatti gli originari portali in pietra e granito locale e dai balconi in ferro battuto. Nel suo territorio sorgono i resti di due monasteri basiliani.
Da vedere - Il Santuario della Madonna delle Grazie Il Santuario, dedicato alla Madonna delle Grazie, sorge su una verdeggiante collinetta tappezzata da erba prataiuola circondata all’intorno da robuste querce e secolari castagni, profumate acacie e giovani douglas, in una delle sette antiche borgate, chiamata volgarmente "Susocasale" o Casale Superiore con una chiesetta le cui origini sono antichissime molto probabilmente una" dacia" basiliana del sec. VIII° o X° come lascia supporre l’antico monastero di San Basilio Scamardi. Il Santuario della Madonna delle Grazie è uno dei più rinomati santuari mariani della Calabria; Chiesa parrocchiale di Santa Domenica V.M. oggi monumento storico sotto la tutela delle Belle Arti di Cosenza, ricostruita nel 1778 da Bernardo Mureno architetto del Dipartimento di Monteleone (oggi Vibo Valentia). All’interno della chiesa la volta della navata centrale ospita tre dipinti raffiguranti la Cena, la Vergine e l'immolazione di Isacco, attribuiti ad ignoti. Nella stessa vi sono altri dipinti olio su tela risalenti al 1600, un mausoleo, monumento funebre del principe Ravaschieri Fieschi di Satriano, risalente alla prima metà del XVIII° secolo ed un ciborio risalente all’età medioevale; - Ruderi del convento di San Basilio Scamardi oggi trasformato da privati in azienda agro turistica; - Ruderi del Convento Agostiniano del 1534;
Cenni storici Sembra che le sue origini siano da attribuire alla migrazione della popolazione dei vicini centri abitati, che decisero di stabilirsi vicino ai campi che erano soliti coltivare. Costituirono, quindi, il primo nucleo abitativo attorno a una torre da intendere, secondo il Rohlfs, come “casa colonica”. In tempi remoti, infatti, la media e alta valle dell’Ancinale era chiamata Torre perché nel suo territorio erano sparse molte case coloniche. Pare che Ruggero I il Normanno, passando per queste contrade, abbia voluto riunire in un solo luogo i diversi villaggi di cui era formata la borgata. Ruggero stesso sembra abbia suggerito la denominazione del borgo. Decise, infatti, di chiamarlo Torre di Spadola, visto che la maggior parte dei contadini proveniva dal territorio di Spadola. Il primordiale nucleo abitativo di Torre di Spadola compare per la prima volta in un documento datato 13 aprile 1071 e classificato come Dotatio et Privilegium in cui sia attesta la donazione del bosco di Torre di Spadola da parte Ruggero I a Basilio Scamardi, priore del monastero dedicato a San Basilio Magno. E sembra proprio che, per tutto il periodo normanno, Torre di Spadola sia stato sotto la diretta amministrazione basiliana. Nel periodo aragonese la comunità di Torre di Spadola si sviluppò. Il borgo, costituito feudo fu pertinenza di Vallelonga e per questo seguì le vicende politiche e amministrative della contea di Soriano. |






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