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 L’Altopiano delle Serre Calabre

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Vallelonga

 

Il piccolo borgo di Vallelonga si trova sul versante tirrenico delle Serre vibonesi, è disposto su un terrazzo naturale alla confluenza di due valloni. Le cime che rientrano nel territorio comunale sono Monte Cucco (m 958) e Monte Mazzucullo (m 942). Il corso d'acqua principale è il Fiume Mesima.Il cuore verde di Vallelonga è la Villa Comunale. Circa due ettari di ombra in cui svettano, sugli altri, secolari esemplari di elci e querce. Ci sono piante di 500 anni con una circonferenza, alla base, di 6 metri. Nel parco, attrezzato di panchine e giochi per bambini, si può passeggiare grazie alla rete di vialetti che lo attraversano. A 4 km dal paese un'area pic-nic è stata ricavata all'interno di una fitta faggeta.

 

Cenni Storici

Le origini di Vallelonga sono incerte. Sono pochi i documenti storici che consentono la ricostruzione del suo passato, in cui si è cimentato diligentemente pochi anni addietro il sacerdote don Vincenzo Barbieri. E' certo, comunque, che intorno al XII° secolo esistesse a Vallelonga la Chiesa di Santa Maria de Magistero, così chiamata in onore di San Nilo, Certo, una chiesa non ricca né con importanti opere, a cui certo non contribuì la generosità dei marchesi Castiglione Morelli, signori di Vallelonga dal 1761 e poi di San Nicola da Crissa e delle baronie di Chiaravalle e di Gagliato.
Il terremoto del 1783, poi
, distrusse oltre alla cittadina, documenti e vestigia del suo passato, e naturalmente distrusse quasi del tutto la Chiesa, che nel Cinquecento dipendeva dal convento degli Agostiniani, che sorgeva sul lato nord dell'attuale basilica, nello spiazzo ancora oggi chiamato Largo dei Monaci.
Un documento attesta che «nel 1634 la Chiesa di Santa Maria del Monserrato e l'annesso convento fu assegnato dall'Università di Vallelonga agli Agostiniani dopo che i Domenicani avevano abbandonato la sede». E un'altro della metà del Settecento testimonia inoltre il culto della miracolosa Madonna, di cui «numerose sono le grazie che Essa di continuo elargisce».
La festa della «Miracolosissima Immagine» si celebrava nella seconda domenica di luglio «con mirabile concorso di popoli del Regno», a testimonianza di un culto molto diffuso e sentito non solo nei centri vicini,  Ma prima di parlare della Chiesa, è bene dire del culto della Madonna. Com' è noto, il culto deriva dal noto Santuario della Madonna di Montserrat annesso al monastero benedettino fondato intorno al 1030, che si erge sulle montagne rocciose, dalle forme strane che l' avvolgono, vicino alla città spagnola di Barcellona. Questo culto si diffuse nell' Italia meridionale ad opera degli Aragonesi.  Non è dato sapere come il culto sia arrivato a Vallelonga, alla cui diffusione hanno contribuito notevolmente i Domenicani e i Francescani Riformati. Di certo esso è posteriore al 1550. Nella sua visita pastorale del 1586, monsignor Del Tufo, trova nella chiesa di Vallelonga «un altare dedicato alla Madonna di Monserrato a cura della famiglia Galat». La presenza di questa cappella è testimoniata anche dal Regesto Vaticano nel 1603, sotto il pontificato di Clemente VIII. La statua pare essere la stessa, naturalmente con diverse «ripuliture» che ne hanno modificato un poco i tratti originari, di quella che si trovava nella citata cappella. Esistono anche alcune leggende sull' erezione del Santuario, che narrano dell'apparizione della Vergine e delle tante guarigioni operate, segno della grande diffusione del culto e della partecipazione popolare, specie in occasione della festa, che si svolge la seconda domenica di luglio, con una grande processione.
La Madonna è stata incoronata nel 1932 e il Santuario è stato elevato a Basilica Minore da papa Paolo VI° nel luglio del 1971.
Il grande santuario, ricostruito come dicevamo dopo l' incendio del 1926, conserva dell'edificio originario il portale e l' altare maggiore. Presenta una facciata tripartita, con un bel portale barocco in pietra, opera di scalpellini serresi e due
bassi campanili a cupola ai lati (quello di destra mancava nell' originaria costruzione). L' interno, ricco di stucchi, è a tre navate, con pilastri quadrati rivestiti di marmi. Sul soffitto spiccano tre tele raffiguranti Giuditta con la testa di Oloferne, la Natività e la Fuga in Egitto. Sono tre belle e luminose opere di uno degli artisti più noti del nostro Ottocento, Andrea Cefaly da Cortale (1827-1907), e tra le poche di soggetto religioso di questo artista che ha dato una lettura davvero singolare di questi episodi biblici, con tocchi accesi di colore e una sapiente dislocazione dei volumi. L'altare maggiore è in marmi policromi, con un imponente e sfarzoso ciborio dove è collocata la venerata statua della Madonna che regge il Bambino. L'altare è un altro esempio della riconosciuta arte dei maestri serresi. Ai due lati dell'altare, due notevoli piccole sculture in marmo, raffiguranti due monaci domenicani, uno dei quali regge un Bambino, opere seicentesche di ottima fattura, provenienti forse dal distrutto convento che fu affidato alle cure dei frati domenicani e alle dirette dipendenze di quello della vicina Soriano. Sulla volta dell'abside, spicca una Incoronazione della Vergine, affresco del pizzitano Diego Grillo (1878-1963). Nella chiesa si possono ammirare altre due interessanti opere lignee, tra cui una delicata Santa Lucia, seicentesca, rovinata però da una inopportuna ridipintura che ne ha modificato profondamente i tratti, e un'altra interessante statua, pure essa rovinata dai frettolosi lavori di ripulitura: un San Giuseppe, opera del serrese Vincenzo Scrivo, attivo tra la fine del Settecento e metà dell' Ottocento.

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Notizie utili
Popolazione residente: 759
Densità per kmq: 43,3
Superficie: 17,53 kmq
CAP: 89821
Prefisso telefonico: 0963
Codice Istat: 102045
Codice Catastale: L607